Il Vitello crede nell'amore, nel sentimento, nella passione e nelle forti emozioni...
Ecco uno dei racconti d amore inviati al Vitello:
a Milano..
Cerca il pacchetto nel cassetto. Aveva promesso di non fumare, ma ora non può evitare. Mette la sigaretta in bocca con la calma innaturale di chi non lo fa per la prima volta, ma di chi, anche, ormai, non lo fa da troppo tempo. Poi apre la finestra. Una voce di donna, dall’altra stanza, la chiama. – Sei pronta? –Pochi passi sul terrazzo, ora si chiude la finestra alle spalle e il desiderio che emerge, a pelle, è quello di voler dimenticare per un attimo tutto. Sua madre che la chiama in primis. Si appoggia alla ringhiera. Un sole caldo e sorridente fa capolino dietro il campanile arancione di Santa Maria del Caravaggio. “E’ proprio una splendida giornata”, le verrebbe da pensare. Lo osserva aggrottando le sopracciglia. Sospira. Tira via un’altra boccata. Ora è facile pensare, svegliare ricordi chiusi a spinta dentro un cassetto.
Questo sole tiepido le ricorda inevitabilmente certe giornate estive, quando si trovavano in Vetra per il pranzo. Si erano conosciuti in una giornata di luglio che lei non ha ben presente in testa. E’ un ricordo indefinito, come lo era allora lui, nella sua vita. Per tanti motivi non l’aveva notato, ricorda però i suoi occhi sorridere, i polsini grandi della camicia bianca sbottonati, sguardi. Lui la corteggiava in maniera troppo ostentata perché lei potesse non credere che era un gioco. Ora si volta di spalle, appoggiandosi alla ringhiera, e deglutisce, il sole brucia negli occhi e la sigaretta dà alla testa. Alessandro la scherniva all’inizio, un attacco mirato a cui lei sapeva, prima o poi, avrebbe ceduto. Poi. Riavvolge la pellicola e mette la sigaretta di nuovo in bocca, respiro che cambia ritmo. Il ritmo fra di loro era cambiato una domenica di luglio. Avevano fatto colazione insieme, osservare la sua macchina e la moto di lui parcheggiate indisciplinatamente di fronte alla vetrine del bar Quadronno, lui le teneva la mano sotto il tavolo, sapore di un caffè che aveva ancora sulle labbra.
Tornando a casa, quella mattina, schiacciando il piede fino a quando il pedale dell’acceleratore non andava oltre, strade d’agosto vuote, allora, per la prima volta, avrebbe voluto dire innamorata. Ma sapeva che era una parola troppo breve, per ritrovarsela sulle labbra al risveglio. Il campanile batte inesorabilemente undici rintocchi. Ora i ricordi si affollano in modo convulso. Sapore di Negroni e passeggiate sui Navigli, serate in terrazzo ed interminabili ricerche di parcheggio le serate all’Auditorium. La sua moto parcheggiata di fronte allo show room della Smart, in Piazza XXIV Maggio. Spegne la sigaretta. Osserva la calma silenziosa della domenica mattina nel cortile di via Zamenhof. Desiderio convulso di non fermare i pensieri e di accendere un’altra sigaretta. Un ricordo che sale in gola la stordisce. Lui le aveva detto “ti amo” in uno di quei vicoli sui Navigli. Avevano preso l’aperitivo di fronte alla stazione di Porta Genova.
Di quel giorno ricorda ogni minimo particolare, persino i graffiti del muro in via Gola dove l’aveva baciata. Sua madre spunta dalla porta finestra: - Ma devi fumare proprio ora? – Lei stringe le spalle, mostra un sorriso confuso, rientra. Prende il soprabito, si guarda per l’ultima volta allo specchio. Suo padre la prende sotto braccio mentre scendono le scale. Non parlano. Quando arrivano di fronte alla chiesa i pensieri vagano ancora, nella sua mente. Ma ora è il suo cuore a farla da padrone. Batte a ritmo forzennato e lei ha il terrore che possano sentirlo tutti, mentre pensa che l’ha sempre amato ed Alessandro appare in fondo alla navata, la camicia bianca e gli occhi che sorridono.
Cristina